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Big Mutha Trackers 2: Track Me Harder

Corse pazze da una città all’altra evitando macchine della polizia o predoni, commercializzazione di materiali illegali, elaborazioni spinte dei mezzi per raggiungere velocità indicibili... queste solo alcune delle caratteristiche di Big Mutha Tracker
14 agosto 2005
Articolo di: Redazione Games.it



Introduzione
Big Mutha Trackers 2: Truck Me Harder… un titolo apparentemente senza senso, ma che ci propone un divertente gioco di parole trasformando tutti i congiunti “tr” con “f”: ciò che ne deriva ci dà una prima idea della tipologia di ambiente che ci aspetta in questo gioco.
Non c’è che dire, il mondo di Big Mutha Truckers 2 è davvero grossolano: nonostante gli sviluppatori siano inglesi, il gioco è ambientato nelle zone meridionali degli Stati Uniti, probabilmente nel Texas e nel New Mexico, regioni considerate popolate in gran parte dai cosiddetti “redneck”, uno stereotipo che incarna alla perfezione il parossismo degli zoticoni americani, tradotto in parole povere da gente obesa armata di fucili e animati da un eccessivo patriottismo. L’universo del gioco in questione non fa altro che presentarci una grottesca parodia delle zone “redneck”, una realtà piena di lolite incolte, cameriere amareggiate, famiglie depresse che vivono in strette roulotte, membri anti-comunisti della National Rifle Association, alieni dalle enormi teste di colore verde stile Roswell, uomini paranoici con occhiali da sole incaricati di occultare l’esistenza degli anzidetti extraterrestri, fino ad arrivare a prostitute dall’aspetto tutt’altro che invitante e fattori zoofili chiamati Cletus.

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Gli “affari” della mamma
La trama è molto semplice: Big Mutha, donna dall’aspetto decisamente rozzo che si occupa di scambi tramite camion, viene arrestata a causa dei suoi loschi affari e i suoi figli, tutti di padre diversi, decidono di intervenire per dimostrare la sua innocenza, magari rifilando qualche bustarella di qua e di là. Quindi l’obiettivo del gioco sarà di sfruttare le nostre abilità di guida per acquisire il denaro necessario a pagare i membri della commissione. Per raggiungere tale risultato potremo scegliere quale dei figli impersonare, optando per la ragazzina sciocca stile Britney Spears, il seduttore un po’ cafone, il linfatico stupido o l’obeso ultrapatriota incapace di vocalizzare. Insomma una vera e propria galleria d’ignoranti.
La meccanica di gioco è semplice e, a mio parere, troppo simile a quella del predecessore. Disporremo di una mappa che ci indicherà le varie zone (più o meno civilizzate) nelle quali dovremo trasportare le mercanzie previamente acquistate, le quali dovranno essere rivendute a prezzi più alti così da accumulare ottenere un certo surplus. Una delle poche innovazioni rispetto al primo episodio riguarda la possibilità di scegliere tra tre livelli di difficoltà che implicano tre limiti di tempo diversi: arrivare a destinazione entro il limite di tempo, infatti, ci permetterà di ricevere ulteriori incentivi economici che varieranno in funzione del livello di difficoltà selezionato. In più, per facilitarci ulteriormente il compito, potremo migliorare il nostro camion aggiungendo degli extra interessanti come le “nitro”, che, come avrete sicuramente intuito, incrementeranno la nostra accelerazione e velocità di base. Le opportunità supplementari, comunque, non finiscono qui: di fatti potremo incrementare i nostri guadagni portando a termine delle missioni speciali, ad esempio offrendo uno spettacolo squilibrato per un reality show, travolgendo automobili ed edifici, oppure accompagnando i mendicanti fino ad un certo punto, ricevendo considerevoli somme di denaro come ricompensa (dove prenderanno questi soldi non si sa). Visitando i bar, inoltre, avremo accesso ad altri incarichi extra che generalmente c’imporranno di raccogliere o distruggere degli obiettivi entro un limite di tempo prestabilito (magari guidando altri tipi di veicoli come automobili o furgoni). E se siete amanti del gioco d’azzardo, potrete sempre decidere di rischiare i vostri guadagni nei minigiochi da casinò, un’eventualità interessante che aumenta la longevità potenziale del gioco.
In aggiunta a quanto detto fino a questo momento, dobbiamo menzionare la possibilità di essere inseguiti dagli extraterrestri o più semplicemente dalla polizia o da motociclisti con intenzioni tutt’altro che amichevoli. I nostri tragitti su camion, dunque, saranno pieni d’azione e all’inizio risulteranno abbastanza sorprendenti, anche se a lungo andare i diversi ostacoli presenti sul cammino perderanno interesse a causa della loro scarsa varietà.
Concludiamo questo paragrafo spendendo due parole sul controllo del camion, il quale, pur essendo migliorato rispetto al predecessore, è ancora troppo impreciso e pur essendo un gioco che tende sostanzialmente all’arcade style, presenta una certa difficoltà nel controllo.

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Grafica e sonoro
Il comparto grafico del gioco è accettabile: non presenta niente di particolarmente appariscente, ma di certo non si può dire che sia mal realizzato. La modellatura dei personaggi non evidenza l’utilizzo di grandi quantità di poligoni, al contrario dei camion che sono stati curati abbastanza minuziosamente (in antitesi, però, con il resto dei veicoli che si presentano abbastanza poveri in dettaglio). Gli scenari interni sono abbastanza ricchi di particolari, con un disegno che manifesta in pieno quell’alone humor che caratterizza praticamente tutto il gioco. D’altra parte gli scenari esterni non ci presentano niente di particolarmente sgargiante: il tema desertico è abbastanza frequente, anche se potremo passare a paesaggi innevati in meno di un minuto.
Per quanto concerne la colonna sonora, dobbiamo dire che non c’è quasi niente di rilevante o che meriti una menzione particolare; molto più interessante, invece, il doppiaggio in inglese che ha saputo adeguarsi molto bene alla naturalezza dei personaggi, con il caratteristico accento del Texano di basso rango che suole utilizzare parole bifolche e costruzioni grammaticali incorrette. Il rovescio della medaglia, tuttavia, sta nel fatto che questo linguaggio in vernacolo è difficile da comprendere (siamo ben lontani dall’eleganza dell’inglese britannico) e, nonostante i testi del gioco siano in Italiano, i dialoghi non sono stati sottotitolati, scelta poco felice dal momento che gli “amichevoli” scambi d’idee rappresentano uno dei punti più divertenti del gioco.

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Commento finale
Big Mutha Trackers 2 non è certo l’ottava meraviglia del mondo, ma spicca per il suo senso del humor che potrebbe renderlo una buona alternativa per gli appassionati di questo genere di giochi, specialmente per coloro a cui è piaciuto il prequel. Per il resto non c’è nient’altro d’aggiungere, quello che c’era da dire è stato detto nei paragrafi precedenti.

Il meglio
- Il senso dell’humor
- Le ambientazioni

Il peggio
- Niente di particolarmente innovativo rispetto al predecessore
- Dal momento che i testi sono stati tradotti, potevano anche pensare di sottotitolare i dialoghi

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Leon