Home Games.it » Microsoft » XBox » Recensione » Brothers in Arms: Earned in Blood

Brothers in Arms: Earned in Blood

Seguito d’un titolo che ha apportato un nuovo modo di vedere agli sparatutto, proponendo la fusione tra modello strategico, tattico e realistico. Un compromesso moderno e di incredibile impatto, Brothers in Arms: Earned in Blood, scommessa vinta?
15 dicembre 2005
Articolo di: Redazione Games.it



Earned in Theaters
Sono ormai passati diversi anni da quando il regista Steven Spielberg ci ha insegnato con “Salvate il soldato Rayan” e la serie televisiva “Band of Brothers” come raccontare in una visione umana le storie e le vite che si sono intrecciate durante tutti i conflitti bellici della storia e in particolare quello della Seconda Guerra Mondiale.

20051215233049/s_img21661.jpg
Gearbox , semisconosciuta casa di sviluppo al tempo, riprese un anno fa l’insegnamento di maestro Spielberg e da buona scolaretta volle dare un tocco originale e più vicino alla realtà al genere degli sparatutto in prima persona.
Con l’aiuto di un referente storico/militare di tutto rispetto, il Col. Jhon Antal, colonnello in congedo dell’esercito degli Stati Uniti, ha voluto ripercorrere alcune tappe vissute in Normandia nei mesi estivi del ’44 assurgendosi l’arduo compito di illustrare le vicende susseguitesi in maniera del tutto priva di “pareri personali” ma con il metodo del racconto.
In questa perfetta connivenza tra tecnica e realtà ha raggiunto l’obbiettivo non facile di conquistare il rispetto dei videogiocatori, dai più piccoli a quelli più attempati, magari golosi di riferimenti storici veritieri, magari che in quelle zone ci sono stati da turisti, magari perché no che in quelle zone hanno vissuto per alcuni anni della loro gioventù.
20051215233049/s_img21662.jpg
Questo è da tenere in considerazione nella maniera più assoluta, perché Gearbox non ha mai nascosto l’oculatezza di approccio nel suo lavoro, ha sottolineato a chiare note sin dal primo annuncio alla stampa, che la sua futura serie di giochi ambientanti nella Seconda Guerra sarebbe stata un qualcosa di nuovo e di attinente il più possibile alla realtà.

Ecco quindi che quello che andremo a tenere fra le nostre mani, a giocare con i nostri pad, è più un pezzo da collezione che non un semplice videogioco, è come un film digitale in cui l’attore principale siamo noi; sotto questo aspetto e fin da subito, chiunque abbia mai amato giocare con i soldatini “da piccolo”, chiunque abbia mai guardato con passione ai filmati, documentari, film di guerra non potrà che rimanerne soddisfatto, senza considerare poi la serie tv citata in precedenza “Band of Brothers” da cui sia Brothers In Arms: Earned in Blood che il suo predecessore Brothers In Arms: Road to Hill 30 sono, per esplicita dichiarazione Gearbox, ispirati.

Fratelli di sangue
20051215233049/s_img21663.jpg
Brothers In Arms: Earned in Blood (successivamente EIB), inizia dunque come una storia raccontata, di questo infatti stiamo parlando, EIB narra delle vicende del prima Caporale poi Sergente Hartsock, per gli amici “Red”, che fa un resoconto dettagliato delle azioni delle sue squadre al Col. Marshall, soldato prima e poi studioso di molti degli scenari bellici in cui gli Stati Uniti sono stati presenti, il quale volle raccogliere i resoconti personali di molti paracadutisti di ambo le parti in Normandia.

20051215233049/s_img21664.jpg
Quindi seguendo il filone del racconto, noi giocheremo nei panni di “Red” Hartsock, nel fango delle trincee o della bellissima campagna francese, oppure tra i detriti di cittadine rurali bombardate e tenute in mano dalle armate tedesche, ripercorrendo tutti i suoi spostamenti, e quelli dei suoi commilitoni fraterni.

In EIB giocheremo non troppo a lungo purtroppo, intorno alle 8 ore di gioco ad un livello normale, ma visiteremo molti scenari ricostruiti con una dovizia di particolari degna dei piu talentuosi miniaturisti medievali.
La scena iniziale mostra Hartsock seduto davanti al suo superiore Marshall, che gli chiede notizie riguardo i 20 giorni passati a combattere e a respingere i nazisti fuori da alcuni punti nevralgici per l’invasione americana.
Subito dopo una scena animata ci ritroviamo sul campo a dover “sparare”, peccato però che il nostro fucile è stato sbalzato via, come spesso accadeva nella realtà, così dovremmo recuperarlo lì vicino e affrontare un paio di soldati tedeschi intenzionati a farci la pelle.
Tutto questo è stato fatto per mettere subito sull’attenti il giocatore che si avvicina a questo gioco per la prima volta, infatti volendo sapere come il gioco si sviluppi, il tutto può essere riassunto in tre passi:
20051215233049/s_img21665.jpg
racconto di Hartsock con filmato, ricevimento di un obbiettivo e ingaggio del nemico, il tutto però, in maniera insolita.
In ogni filmato saremo presenti con il nostro pad per guardarci intorno e rivolgere così lo sguardo verso chi in quel momento sta parlando, ricevere un obbiettivo e verificarne lo stato di avanzamento è sempre facile e intuitivo grazie a una schermata di pausa del gioco.
Il rapporto con i nemici è la vera novità per questo genere di giochi, già presente in Road to Hill 30, viene riproposto ancora una volta, ma con un intelligenza artificiale molto migliorata, un sistema di gestione a squadre come avviene nella realtà.
Il Col. Jhon Antal ha insistito proprio su questo punto, arrivando a convincere Gearbox che solitamente gli sparatutto fossero poco realistici non in termini di grafica, non in termini di controllo, bensì di gioco di “squadra”, puntando il dito su quei giochi che magari popolarissimi rendevano banale l’interazione tra persone reali all’interno dello stesso scenario virtuale.
20051215233049/s_img21666.jpg
Per questo motivo avremo a che fare con due tipi di squadre differenti, una squadra definita “assalto” adatta a manovre di incursione rapida , e un’ altra chiamata “fuoco” il cui unico compito dovrebbe essere quello di coprire l’altra con il classico fuoco di copertura e/o soppressione. Nella maggior parte delle missioni saremo chiamati a gestire entrambe le squadre in modo da superare ogni singolo livello nel migliore dei modi; cosa il più delle volte non facile ad essere sinceri per via di una scarsa calibrazione del bilanciamento di forze in mappa, per un talvolta assente peso di intelligenza artificiale in virtù di una stupidità meccanica di gioco che permette al videogiocatori veterano ed esperto in falle strutturali in un gioco del genere, di sfruttare condizioni irreali come la posizione in un punto della mappa nella realtà dei fatti irraggiungibile, voglio dire assolutamente ignorato da un qualsiasi soldato reale.
Oppure lo sfruttamento di situazioni al limite del ridicolo che vedono un carro nemico avanzare verso di noi senza un minimo di raziocinio, senza preoccuparsi del fattore inferiorità numerica e senza alcuni accorgimenti che contribuiscono a minare l’ostentazione di realismo nei comunicati stampa ufficiali da parte di Gearbox.
Al contrario è realizzato benissimo il sistema di gestione delle squadre, utilizzando i grilletti del pad infatti si possono dare ordini di posizione alle due squadre, farle muovere rapidamente
20051215233049/s_img21667.jpg
proprio dove si vuole, farli assaltare, indietreggiare o anche solo applicare un fuoco di soppressione e copertura contro il nemico, un sistema sui generis in definitiva, soprattutto con l’utilizzo di una modalità “a visone di uccello” che funge da pausa di riflessione per il comandante provetto essendo possibile constatare l’effettiva posizione dei nemici, delle squadre e degli obbiettivi, siano essi degli edifici da ripulire, raggiungere o anche una trincea da conquistare.

Audio & Video
Da un punto di vista prettamente tecnico, EIB non decolla, ma rimane in galleggiamento come un Blenheim ammarato.
Belli gli effetti luce, notevoli le textures, sia degli umani che delle armi ma soprattutto delle locazioni che come detto nell’introduzione sono state curate fin nel più piccolo dettaglio, partendo da una raccolta minuziosa di materiale fotografico del tempo e anche per i paesini che sono rimasti a quanto pare immutati dopo più di 50 anni.
Il motore fisico però, che dovrebbe mantenere tutta la struttura in piedi, è molto labile; il motore è antiquato, c’è poco da fare, qualche problema di collisione è ancora presente e i movimenti di alcuni mezzi, come l’ M1 americano “distruttore di carri” sono del tutto obsoleti con le loro linee rette e cambi di fronte a 90°.
Tutto questo rovina il feeling col gioco, con la trama che spesso avanza a singhiozzo vista l’insopportabile mancanza di accortezza da parte degli sviluppatori nel fare le missioni più o meno bilanciate in difficoltà, con il risultato che alcune risultano troppo facili e altre esageratamente difficili e con un’intelligenza artificiale spesso grossolana.
Per controbilanciare queste note di demerito, il comparto sonoro; ah si, meraviglia per i sensi. Tanto per cominciare la colonna sonora del gioco, si di questo stiamo parlando, un tema ispirato e pieno di pathos ci accompagna lungo tutte le missioni e si fa amare nei menù, il sonoro ambientale è ottimo per non parlare del suono delle armi, insomma tutto bene per i nostri padiglioni auricolari.
20051215233049/s_img21668.jpg


LIVE & Bonuses
Definizione di un gioco pieno nel suo essere comporta anche un aspetto ormai ben noto a tutti, il gioco in LIVE ed eventualmente bonus ed extra sbloccabili.
Anche in questo senso EIB risponde molto bene, presentando diverse modalità di gioco online, sempre a squadre e con moltissime mappe ad obbiettivi che sono un vero piacere per i giocatori. Moltissimi anche gli extra, sbloccabili ad ogni livello completato, documenti storici, racconti e focus on di personaggi e soldati realmente esistiti.

Conclusioni
Brothers In Arms: Earned in Blood è sicuramente un buon prodotto, non un titolo esaltato dal motore grafico, ancora meno da quello fisico, attualmente, ma che sa accattivarsi la stima e il rispetto dei veri intenditori, un buon titolo nel genere degli sparatutto da tenere sicuramente nella propria collezione.
20051215233049/s_img21669.jpg

Ti è piaciuto questo articolo? seguici su Facebook

Commenti

jbs