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Golden Eye: Rogue Agent

Ogni anno nei nostri negozi troviamo un gioco della serie “James Bond”. Dopo il buon Everything or Nothing, EA ha deciso di creare il sequel, denominato Rogue Agent, del famosissimo Golden Eye per Nintendo 64. Sarà stata una scelta felice?
21 giugno 2005
Articolo di: Redazione Games.it

Introduzione
Da oramai 4 anni, l’ultima saga dedicata all’agente segreto per eccellenza è diventata un appuntamento fisso nell’attuale panorama videoludico. A cominciare dal 2001 con “Nightfire”, uno dei pionieri della nuova generazione delle console, passando per “Agent Under Fire”, un sequel che non ha riscontrato un grande consenso da parte degli appassionati, fino ad arrivare al 2003 con “007: Everything or Nothing”, considerato da molti il miglior titolo marchiato dalla celeberrima figura di James Bond (ovviamente ci riferiamo all’attuale generazione). La chiave del successo di “Everything or Nothing” era da ricercarsi nella decisione da parte di EA di cambiare lo stile di gioco di “Nightfire” e “Under Fire”, classici giochi d’azione in soggettiva, in favore di una prospettiva in terza persona. Inoltre, pur non essendo basato su nessun film della serie 007, il gioco poté contare su Pierce Brosnan, Willem Dafoe, Richard Kiel, Heidi Klum e Shanon Elisabeth che, insieme a Misaki Ito e Mya Harrison, completavano il monumentale poker di figure femminili; senza contare che furono inseriti una grande quantità di gadgets e espedienti tipici dell’agente britannico, oltre a quelle che io definisco le “situazioni da Bond”, come pilotare un elicottero, un carro armato, delle moto, delle vetture modificate, passando per inseguimenti “rafting”, fino ad arrivare ad azioni tipicamente “stealth”.

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Golden Eye, una sfida rischiosa
Stranamente, Electronics Arts ha deciso di ritornare allo stile d’azione in prima persona, nonostante i non eccelsi risultati ottenuti in passato e, soprattutto, nonostante l’aura sempre presente di Golden Eye, titolo realizzato nel 1997 da RARE per Nintendo 64, che si rivelò, nello stupore generale, un grandissimo gioco. Così, nel tentativo di attirare l’attenzione dei fans, EA ha deciso di riesumare quel nome “magico”, dando vita a Golden Eye: Rogue Agent, un titolo che già nell’E3 2004 sembrava avere qualcosa che non andava. Tutti pensavamo che i problemi erano da ricondurre alla condizione di “versione beta speciale” per la manifestazione, ma invece, dopo aver provato a fondo la versione finale…
… leggete i seguenti paragrafi se volete conoscere le nostre impressioni sul sequel di Golden Eye :D

Grafica
Il comparto grafico di Golden Eye: Rogue Agent non è all’altezza di quanto proposto dai vari concorrenti: gli uomini di EA, infatti, avrebbero fatto meglio a prendere spunto da produzioni come Halo 2 per Xbox o Killzone per Playstation 2, se volevano presentare un prodotto competitivo. Entrando nell’analisi tecnica del gioco, nonostante le tre versioni disponibili girino a scarsi 30 FPS, le texture sono piane, ripetitive, poco dettagliate e gli elementi dello scenario mettono in evidenza una modellatura quasi inconsistente, a causa della carenza di poligoni. D’altra parte l’antialiasing dei fondali non è molto elaborato e le sequenze d’intermezzo in CG, caratterizzate da personaggi inespressivi e scarsa definizione generale, sono più proprie del passato (PSone) che del presente (Xbox, PS2). Il disegno dei livelli, che ci offrono un compendio delle localizzazioni di vari film della serie 007, è modesto e ripetitivo, nonostante la direzione sia stata affidata a Sir. Ken Adam, creatore dello stile visuale del cinema di James Bond. Il disegno dei personaggi, invece, affidato a Rene Morel (Final Fantasy: la Forza Interiore) e Kym Barrett (Matrix), è accettabile, con i vari Oddjob, Goldfinger, Dr. No, Xenia Onatopp e via dicendo, completamente ridisegnati e con un vestiario più attuale rispetto a quanto visto nei film degli anni passati.

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Musica e sonoro FX
Per quanto riguarda il comparto musicale, EA ha potuto contare sui temi trance-dance commerciali di Paul Oakenfold, famoso D.J. e produttore inglese. Oltre alle produzioni di Mister Oak sono stati inseriti motivi di altri artisti come Natasha Bedingfield e la sua “If your gonna”, che accompagna splendidamente il finale del gioco. Personalmente, tuttavia, ritengo che lo stile trance di Oakenfold non è molto adatto ad un gioco della serie 007, ma questa è soltanto una scelta di Electronics Arts che, al contrario di altri titoli che hanno preferito un ritorno al classico (vedi il tema principale di Metal Gear Solid 3), preferisce presentare una linea musicale moderna e aggressiva.
In quanto agli FX, disporremo del repertorio tipico di uno shooter (potenziato con Dolby Pro Logic) senza particolari incidenze. In ultimo va detto che Golden Eye: Rogue Agent è arrivato nei nostri negozi localizzato in italiano per quanto riguarda i sottotitoli, mentre per le voci disporremo di un doppiaggio in lingua inglese di buona qualità.

Giocabilità
Dopo una prima fase incentrata su una nefasta missione simulata, la trama di gioco ci metterà nei panni di un enigmatico agente 00 del MI6, il quale, dopo essere stato espulso dai servizi segreti britannici a causa della sua condotta violenta e incontrollata, decide di unirsi all’organizzazione nemica di Auric Goldfinger, personaggio che i fans della serie ricorderanno sicuramente. Dopo aver perso un occhio durante uno scontro contro i sicari del Dr. No, gli scienziati di Goldfinger decidono di ricompensarlo impiantandogli un occhio bionico, capace di donargli delle nuove abilità come i raggi-X (già visti in Perfect Dark), la telecinesi (Psi-Ops) e altri poteri celebrali molto utili. In riferimento al colore del suo nuovo iride, l’agente corrotto viene battezzato Golden Eye.
Questa è, per sommi capi, la trama di base del titolo di Electronics Arts.

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Gioco d’azione mediocre
Il difetto principale di questo sequel di Golden Eye, per quel che concerne la giocabilità, è rappresentato dalla sua eccessiva semplicità e linearità. La maggior parte delle missioni, infatti, ci impone di ripulire il livello dalla presenza dei nemici, così da ottenere l’accesso alla seguente zona. Niente di più, nessun obiettivo secondario, nessuna situazione particolare: insomma un ritorno agli sparatutto in soggettiva di vecchio stampo. Come novità, invece, avremo la possibilità di utilizzare 2 armi contemporaneamente o gli scudi auto-ricaricabili alla Halo 2, oppure potremo abbattere un rivale e sfruttarlo come scudo umano (vedi Metal Gear Solid 3,), o ancora i già citati poteri di telecinesi e i raggi-X, rispettivamente visti in Psi-Ops e Perfect Dark. Da citare anche i cosiddetti “Rogue Bonus” che ci vengono proposti di tanto in tanto dal gioco, caratterizzati da ricompense ottenute mettendo in mostra una condotta da terrorista senza scrupoli.
Il sistema di controllo, nonostante tutte le varianti incluse, è abbastanza lento ed impreciso, il tutto reso ancor più difficile da un mirino di dimensioni davvero ridotte. Nel voler aumentare il realismo di gioco, inoltre, gli sviluppatori hanno deciso di eliminare l’inventario e, di conseguenza, la possibilità di portare più armi contemporaneamente. Oltretutto i nostri movimenti verranno resi più difficoltosi a seconda della pesantezza dell’arma equipaggiata, il che, vista la lentezza generale che già di per sé caratterizza il gioco, rende l’esperienza ludica ancor più deludente.

007 senza troppi espedienti speciali
L’arsenale a disposizione non è certo all’altezza di altri giochi dello stesso genere: infatti potremo usufruire soltanto di armi convenzionali che, combinate con le abilità cibernetiche di Golden Eye, ci permetteranno di sfruttare qualche attacco speciale. In pratica disporremo di fucili d’assalto, mitragliatrici, fucili, lanciarazzi, vari tipi di pistole (alcune paralizzanti) e la Rail Gun, che combinata con la nostra visione a Raggi-X può diventare mortale ed estremamente utile, visto che il suo tiro può attraversare le pareti.
I nemici sono molto ripetitivi, di fatti non vi è una grande varietà (circa 12 personaggi diversi in totale), e la loro intelligenza artificiale, per quanto accettabile in linea generale, presenta delle lacune abbastanza evidenti ed importanti (ad esempio a volte si rifugiano dietro barili esplosivi e mettono in mostra una certa “abilità” nell’incappare nelle trappole che molti scenari mettono a disposizione del giocatore).
Concludiamo il discorso parlando della longevità, sia effettiva che potenziale: in totale Golden Eye: Rogue Agent è composto da 8 missioni per il giocatore singolo, che dovrebbero richiedere circa 10 ore gioco. Le possibilità multigiocatore sono disponibili sia off-line (in split-screen o system link) che on-line tramite il servizio Xbox Live.

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Commento finale
Golden Eye è un gioco poco consigliabile: come FPS è monotono, lineare, prevedibile e non apporta nessuna novità al genere, anzi plagia tutte le caratteristiche di altri giochi d’azione in prima persona. Inoltre come gioco della serie 007 è insipido e l’attributo Golden Eye è soltanto una manovra commerciale indegna del nome che ostenta.

Il meglio
- Il fatto di dover controllare un personaggio “cattivo”, invece del classico “buono”

Il peggio
- Graficamente al di sotto delle aspettative
- Controllo lento e impreciso
- Lineare e noioso
- Utilizzare il nome Golden Eye significava caricarsi di un’importante responsabilità, ma il gioco di EA ha fallito in questo senso

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Leon