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Wolfenstein 3D

Sullo schermo del GBA, uno dei titoli più riusciti di tutti i tempi, progenitore di uno dei generi più diffusi attualmente. Wolfenstein 3D approda sulla miniconsole Nintento per regalarci ore ed ore di grande divertimento...
13 settembre 2002
Articolo di: Redazione Games.it



Introduzione
Forse Doom ha acquistato negli anni maggiore popolarità, ma Wolfenstein 3D è l'indiscusso capostipite degli sparatutto in prima persona. Un genere cui, pur nelle sue molteplici varianti, si richiama una buona parte dei titoli attualmente più diffusi. Uscito nel lontano 1992 dai laboratori della Id Software, viene ora riproposto da Bam Entertainment e Ubi Soft per Game Boy Advance.

Un po' di storia...

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Recensire un titolo come Wolfenstein 3D comporta una certa responsabilità e, se si vuole, anche una certa emozione. Una specie di viaggio nel tempo che ci riporta in una fase dello sviluppo dei personal computer dove la frequenza dei processori era ancora contata in decine di Megahertz. All'epoca il sottoscritto poteva contare su un 80286 SX a 20 Mhz, già qualcosa in più del modello più diffuso, usualmente impostato a 16 Mhz. Il processore più potente disponibile per l'ufficio - il mercato consumer era ancora ridotto - era un 80386 SX, il cui clock si aggirava sui 33 Mhz e stavano per comparire sul mercato i primi 80486. Questi ultimi, che nella versione DX raggiungevano i 50 Mhz, erano ancora pocapplicazioni comuni. Frequentavo ancora le medie e un mio compagno di classe, con cui ho poi proseguito o diffusi perché la loro potenza di calcolo era raramente richiesta dalle gli studi fino all'università, mi porta un floppy disk da 1.44 MB con un nuovo videogioco shareware.
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Non che il shareware fosse stato inventato in quel frangente, ma fino a quel momento era stato limitato a prodotti di bassa qualità, poco più che amatoriali. Id Software, la casa che raccoglieva il team di sviluppo di Wolfenstein, ne decretò invece il successo con un titolo che in quei giorni sembrava sorprendente per i risultati raggiunti dalla parte grafica. Per la prima volta un gioco 3D portava con se un'ambientazione estremamente coinvolgente e, almeno per lo standard dei tempi, sorprendentemente dettagliata. Dalla visuale di un prigioniero americano finito nella tana del lupo nazista, si iniziarono a affrontare schiere di nemici che ci davano la caccia in un labirinto interminabile di stanze su diversi livelli. I primi quattro erano liberi, per ottenere i successivi occorreva rivolgersi a Id Software, previo versamento di una cifra abbastanza contenuta. La data di uscita ufficiale di Wolfenstein è il 5 maggio del 1991.
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Non che il shareware fosse stato inventato in quel frangente, ma fino a quel momento era stato limitato a prodotti di bassa qualità, poco più che amatoriali. Id Software, la casa che raccoglieva il team di sviluppo di Wolfenstein, ne decretò invece il successo con un titolo che in quei giorni sembrava sorprendente per i risultati raggiunti dalla parte grafica. Per la prima volta un gioco 3D portava con se un'ambientazione estremamente coinvolgente e, almeno per lo standard dei tempi, sorprendentemente dettagliata. Dalla visuale di un prigioniero americano finito nella tana del lupo nazista, si iniziarono a affrontare schiere di nemici che ci davano la caccia in un labirinto interminabile di stanze su diversi livelli. I primi quattro erano liberi, per ottenere i successivi occorreva rivolgersi a Id Software, previo versamento di una cifra abbastanza contenuta. La data di uscita ufficiale di Wolfenstein è il 5 maggio del 1991.
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Nel nome richiamava grandi successi come Wolf 3D e Operation Wolf, propri di un passato abbastanza remoto da essere quasi del tutto dimenticato, ma portava con se il germe di una rivoluzione che sarebbe durata per anni. A Wolfenstein 3D è seguito Spears of Destiny, una sorta di expansion pack dove l'aspetto adventure era più accentuati e, nel 1994, è il momento di Doom. Distruibuito successivamente in versione completa da Virgin, così come l'omonimo sequel, Doom decreta il successo di Id - oltre tre milioni di copie scaricate da Internet, all'epoca non così diffuso - e prepara la strada a Quake, del 1996, sul cui motore grafico sono stati sviluppati, da Hexen a Heretic, i titoli che noi tutti ben conosciamo. E che, in un modo o nell'altro, sono sopravvissuti fino all'epoca degli Ahtlon e dei Pentium III.

Il gioco
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Ed eccoci tornati ai nostri giorni, con il GBA fra le mani e la cartuccia di Wolfenstein 3D. Un'edizione che celebra il decimo anniversario dell'uscita ufficiale, seppur con una dozzina di mesi di ritardo, e ripropone un titolo che, su un sistema come la consolle di Nintendo, può ancora stupire. La dinamica del gioco non è infatti per nulla invecchiata e, se per i nostalgici è un must per cui vale la pena prendere a martellate il porcellino salvadanaio, sarà una piacevole scoperta anche per chi lo incontra per la prima volta. L'avventura ha inizio durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale, quando le truppe dell'Asse si stanno ripiegando da tutti i fronti e a Hitler non rimane che porre le sue ultime speranze nel potere distruttivo delle nuove armi e in quello, ben più improbabile, dell'occultismo.
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Secondo informazioni raccolte dall'intelligence alleato, i nazisti stanno approntando la creazione di un esercito di non morti con cui scatenare la controffensiva. Il Dr. Schabbs starebbe conducendo il progetto nel castello di Hollehammer e, benché l'idea sembri rasentare la follia, l'agente William J. "B. J." Blazkowicz, viene inviato sul posto. Il nostro nerboruto eroe cade nelle mani del nemico e condotto nella prigione del castello di Wolfenstein. Sottoposto alle torture più crudeli, riesce infine a liberarsi, ma per avere salva la vita deve aprirsi la strada attraverso i vari piani del cancello e riconquistare la libertà. Un percorso intricato e cosparso di trappole, lungo il quale la macchina da guerra nazista sembra poter permettersi la perdita di centinaia di uomini per la cattura di un solo prigioniero. Il piano del Dr. Schabbs può infatti ribaltare le sorti del conflitto, ma può ancora essere fermato.
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A partire dal secondo dei sei episodi, ognuno dei quali comprende dieci livelli, l'azione si svolge infatti nel castello di Hollehammer, alle prese con le più abominevoli creature al servizio del Fuehrer e i piani del diabolico Dr. Schabbs. In un continuo crescendo, dove il ritmo dell'azione cresce di pari passo con crudeltà dei combattimenti, verremo coinvolti in un duello mortale con i più alti esponenti del Terzo Reich fino ad affrontare personalmente l'insano demiurgo bavarese. Ma con la sua morte, l'orrore della carneficina non ha tregua, fino a che Otto Giftmacher, lo scienziato a capo dello sviluppo delle armi chimiche, e il generale Fettgesicht, che ha voluto il progetto, non seguiranno il loro comandante nella tomba.

Pregi, difetti, e quel che non si è detto
Innanzitutto bisogna rendere merito a Ubi Soft e Bam! per aver riproposto Wolfenstein 3D senza alcun intervento rispetto all'edizione originale. Le texture delle pareti e gli sprite dei nostri avversari compaiono con gli stessi indistinguibili tratti con cui animavano il vecchio schermo del PC. Così come i livelli di difficoltà, quattro in tutto, dal più facile "Can I play, Daddy?", fino al più difficile, "I am Death incarnate". I quali richiedono un'abilità che cresce in maniera equilibrata fino a rendere necessaria una velocità di risposta davvero non comune. All'inizio di ogni partita si può contare su tre vite, ma ogni 40.000 punti, cumulabili eliminando gli avversari e raccogliendo tesori sparsi più o meno ovunque, si ottiene un'extra life. Altri parametri fondamentali sono il numero delle munizioni, fino a 99, e il grado di salute, espresso in percentuale. Quest'ultimo diminuisce sotto il fuoco nemico, ma può essere rigenerato approvigionandosi ai pasti che i nazisti hanno dimenticato lungo il castello. E, vista l'urgenza, non ci si sdegnerà neppure di rubare il cibo ai cani antiuomo. Poi ci sono le chiavi, d'oro e d'argento, necessarie per accedere a stanze segrete e guadagnarsi qualche metro lungo la strada della libertà raggiungendo gli ascensori che collegano i vari piani del castello. Quanto alle armi a disposizione, che si possono prelevare, con poca attenzione al galateo militare, dai cadaveri dei nemici, oltre alla pistola e al coltello di base, si può ricorrere a una mitragliatrice o a una mitragliatrice a canne rotanti. La prima è più efficace, la seconda presenta il vantaggio di scaricare un numero di proiettili non indifferente per ogni raffica, ma allo stesso modo ha il non trascurabile difetto di dissanguare, oltre ai nazisti, anche il nostro arsenale. Strumento però indispensabile di fronte ai gerarchi, esseri dalla dura cervice contro i quali un solo caricatore non produce che ferite superficiali. Fra gli altri nemici i più innocui, e stupidi, sono le guardie, soldati semplici dall'intelligenza simile a quella degli alieni di Space Invaders. Purtroppo sono altrettanto numerose. Decisamente più arduo è avere la meglio sulle SS, sui pastori tedeschi, sui mutanti del Dr. Schabbs e soprattutto sugli ufficiali Abili e veloci, nei livelli più avanzati sanno come dare filo da torcere prima di cadere sotto i nostri colpi. Una schiera comunque abbastanza variegata da rendere la nostra avventura interessante, nonostante la relativa monotonia degli sfondi. Ma non ci azzardiamo a proporre troppi interrogativi sulla qualità di un titolo che si è guadagnato fra le pagine più belle della storia del videogioco. Ottimo anche il libretto di istruzioni allegato, scritto in un buon italiano, perfino con qualche vena di sense of humour, solitamente latente.

Conclusioni
Wolfenstein 3D è il gioco da cui è iniziato un genere tuttora molto prolifico. Venendo riproposto in "edizione critica", cioè senza aggiunte a posteriori, è caratterizzato di tutti quei pregi che lo ha reso un prodotto destinato a scrivere la storia, e di qualche difetto, ma sono ben pochi, dovuti a oltre un decennio di anzianità. Come un numero di armi limitate, rispetto ai fantasiosi arsenali degli ultimi sparatutto in prima persona, o una grafica alle volte ripetitiva. Ma alle volte per divertirsi è molto più gradita la linearità e un buon ritmo di gioco, soprattutto quando l'idea di fondo è quella originale. Più che lodevole quindi l'intuizione di Bam!, che lo ha riproposto con la dignità di un titolo appena sfornato, non come un semplice revival.

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