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Crazy Taxy 3

Una folle corsa contro il tassametro fra le strade di vecchie e nuove città virtuali. Arriva il terzo episodio di Crazy Taxi sui nostri pc, divertimento assicurato? Scopriamolo assieme!
Articolo di: Redazione Games.it

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Fra i generi più longevi, e meglio riusciti, della storia videoludica, i titoli che hanno per protagonista un taxi driver sono forse gli unici, assieme ai simulatori di volo, ad essere riusciti a sopravvivere tanto a lungo mantenendo la filosofia originale. E senza neppure mostrare il segno degli anni. Piuttosto l’evoluzione dell’hardware ha fornito in questo campo nuove opportunità, che gli sviluppatori hanno saputo cogliere e armoniosamente integrare nella meno armoniosa vita dei taxisti virtuali. Così come accade con la fortunata serie di Crazy Taxi, giunta al terzo episodio passando per il team dei ragazzi di Strangelite, in una coproduzione di Sega e Empire. Un titolo divertente e lineare come riuscivano a esserlo solo i vecchi Pac Man e Dig Dug, ma aggiornato in un ambiente 3D del tutto adeguato agli ultimi ritrovati della tecnica. Non privo di pecche, quasi esclusivamente dovute al motore grafico, ma gustosissimo.
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Il gioco e le città virtuali
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Una volta tanto il titolo non ha bisogno di giustificarsi con il passato remoto del protagonista o di proporre l’evoluzione di una storia, che è poi il semplice pretesto di inserire gradevoli intermezzi animati fra un livello e l’altro. Crazy Taxi è un semplice simulatore di taxi driver e la sceneggiatura è quella creata dallo stesso giocatore all’interno delle città virtuali del videogame. Tre scenari piuttosto complessi, ognuno dotato di una bella cartina, piuttosto irreale dal momento che le strade di scorrimento e i larghi viali sono ben più numerose delle viuzze secondarie, scelti fra le icone del landscape americano. Senza però riferirsi esplicitamente alle località di riferimento. Perché in effetti sembra che si siano volute riunire le caratteristiche di centri abitati fra loro anche molto distanti e accade così che per la West Coast si imbocchi una lunga strada in discesa che ricorda tanto quella percorsa dall’Omnibus a San Francisco. Le altre location sono quella più esotica della Glitter Oasis e la Small Apple.
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A dare carattere e un certo ritmo all’ambientazione contribuiscono però in maniera determinante i clienti del nostro spericolato antieroe, ma per poterne sparlare è necessario che il nostro lettore, ormai pieno di interrogativi, venga illuminato sui meccanismi del gioco. Che in effetti sono semplicissimi. Il giocatore si trova nei panni di un taxista, e naturalmente gli viene offerta la possibilità di scegliere fra un catalogo di personaggi singolari. Non tanto quanto i suoi clienti, sia chiaro, ma abbastanza simpatici. Forse con l’unico difetto di una personalità non sufficientemente spiccata perché ci si possa affezionare. Compito del taxista è quindi quello di recuperare dei clienti, caricarli in automobile, (il nostro eroe è particolarmente pigro e non si sognerà mai di scendere dal veicolo neppure per aprire la portiera), e condurli a destinazione nel tempo richiesto. Eventualmente facendo vivere loro le emozioni di uno stuntman durante le riprese di Hazard, o di Supercar, o di un qualsiasi telefilm automobilistico.
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Perché se lo scorrere del tempo impone manovre che nel mondo reale comporterebbero l’immediato sequestro della patente, della macchina e forse anche dell’autista, balzi, sobbalzi e testacoda hanno in Crazy Taxi lo strano effetto di rendere particolarmente prodighi di mance i passeggeri. In effetti il sistema adottato è quello ormai tradizionale delle combo, con un accumulo progressivo dei bonus che si annulla al minimo tamponamento. I passeggeri, oltre che prodighi, sono però dei personaggi singolarissimi, e non bisogna stupirsi più di tanto se, fra mafiosi in trasferta, famigliole allegre e pensierosi uomini d’affari, ci si ritrovi sull’automobile anche una comitiva di sosia di Elvis. O forse sono i cloni dell’Elvis originale, dal momento che nel simulmondo tutto è possibile.

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