Haunting Ground
L'ultimo capolavoro horror Capcom che sboccia laddove la serie Clock Tower sembrava defunta, grazie al sorprendente numero di vendite, ad un prezzo letteralmente scandoloso tant'è la bellezza di questo splendido survival horror datato 2005.
14 settembre 2006
Articolo di: Redazione Games.it
Zero Infinito
Come nella tradizione Silent Hill di Konami, questo nuovo capolavoro dell’horror Capcom basa il suo comparto audio su generi meno tipici a quelli proposti dal suo Resident Evil regalandoci composizioni musicali che risuonano come intrecciarsi di ultrasuoni e profonde percussioni. In genere il raccapriccio delle splendide scenografie è accompagnato da continui sottofondi che definirei “d’atmosfera” più che musicali. L’impiego di semplici effetti sonori quali la brezza marina in lontananza, vari echi, lo sgocciolare dell’acqua, pochi tasti di pianoforte si riuniscono ritmicamente o meglio dire musicalmente conferendo una maggior credibilità agli eventi di gioco pur dando quel certo stile cinematografico con accompagnamenti che esaltano l’alternarsi delle varie sequenze. Da notare come l’assenza di una vera e propria colonna sonora giovi al contesto videoludico di questo Haunting Ground decisamente bene, conferendo una sua totale identità ed un’atmosfera ben più atipica vista da altri rivali in materia. Quanto l’audio rappresenti un ruolo fondamentale in questo videogioco è ben evidente, poiché le varie apparizioni dei nemici vengono segnate dalla dissolvenza del brano di sottofondo, da pochi secondi di totale silenzio e poi un improvviso scoppio di suoni terrificanti che si miscelano in motivi l’uno ben diverso dell’altro anche a seconda dell’inseguitore di turno, in un crescendo di lamenti sconcertanti, sinistri ultrasuoni, vari trambusti e sfracelli audio. Tecnicamente parlando sicuramente meno complesso dei suoi rivali in questo comparto ma per certi aspetti sicuramente più ispirato ed originale, specie perché i “brani” dei vari inseguitori variano addirittura di intensità, velocità e volume a seconda della prossimità di Fiona dai suoi ossessivi persecutori. Doppiaggio a parte su cui spendo un solo aggettivo: sbalorditivo, vorrei discutere dei vari effetti sonori di gioco. In gran numero sempre efficienti, credibili e assai numerosi, anche se il verso abbaiante del cane sembra tratto da un robot più che da un quadrupede in carne ed ossa, sia ringhi che i vari ululi infatti peccano in un filtro audio che rasenta l’artificiosità di questi. Male, ma non troppo, perché il resto del comparto sonoro di questo Haunting Ground non difetta ulteriormente anzi diverte e stupisce.
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Come andrà a finire?
Non crediate che lo svolgimento degli eventi sia lineare, affatto. Le cose che tralascerete nel corso di questa terrificante disavventura saranno molteplici. Tante che non ve ne renderete nemmeno conto. Un minimo gesto, una mossa appena differente comporterà il differenziarsi del corso degli eventi fino a raggiungere uno dei quattro differenti finali di gioco. Non sarà affatto evidente ed i vostri comportamenti anche quelli apparentemente meno incisivi si riveleranno invece decisivi. Come tralasciare un indizio da parte di uno dei vari personaggi di gioco, annientare un nemico in altro modo o semplicemente decidere di fuggire prima dei vari sbocchi nella trama. Insomma, Haunting Ground propone una grandezza decisiva assolutamente non trascurabile, sicuramente non abnorme ma nel suo genere certamente una delle più vaste. E’ anche vero che portare a termine una prima volta il gioco vi costerà non più di 12 ore, ma rigiocarlo per perseguire a tutti e quattro finali alternativi vi porterà via molto più tempo. Sempre non contando i vari minigiochi da sbloccare, la modalità difficile ed i vari segreti inclusi i bozzetti degli autori, tutti i filmati di gioco, i modelli 3d, vari abiti da indossare con relative caratteristiche e l’intera colonna sonora.
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Non si fugge e basta!
Ennesimo punto a favore di questo nuovo survival horror Capcom è senza dubbio il poderoso gameplay. Oltre ad essere uno dei più immediati nella sua categoria in quanto Fiona risponde sempre prontamente ai comandi impartiteli tramite pad, risulta uno dei più vari che il genere abbia mai vantato. La fuga così come i nascondigli rappresentano “solo una variante” alle molteplici possibilità con cui fronteggiare un nemico. Per tutto il corso dell’avventura sarà impossibile non imbattersi almeno una decina di volte per livello fra le grinfie del nemico di turno, e le varie ambientazioni in cui si finisce col voler sopravvivere possono talvolta rappresentare delle fonti di salvezza ma anche dei punti morti o meglio costringere la protagonista a dover perire a causa di varie trappole disseminate per gli ambienti. I nemici che come già detto in precedenza vantano un’intelligenza artificiale a dir poco superba, tenteranno con tutti se stessi di uccidere Fiona o in caso di spingerla il più possibile in prossimità di una qualche trappola. Per fortuna, in mancanza di un qualche nascondiglio, Fiona potrà equipaggiare dei piccoli oggetti esplosivi e lanciarli a sfavore dei nemici, bloccandoli periodicamente e causandogli anche ingenti danni. Se si finisce “spalle a muro” ad un passo dall’essere finiti, Fiona potrà tentare di spingere i nemici e calciarli fino a farli zoppicare. E perché no? Quando Fiona ha la meglio può sempre attirare i vari assalitori e rivoltare il manico del coltello fino a spingerli in eventuali trappole o tranelli. Come nel caso di Debilitas che ha una grande predisposizione per la bambole, basterà lasciar cadere una pupattola nel posto desiderato e andare a rifugiarsi. Il grande ma imbecille giardiniere/macellaio raccoglierà la bambola ma finirà vittima di un vostro raggiro, come all’esplosione di un piccolo oggetto detonante lasciato al di sotto del pupazzo o cos’altro l’ambiente metta a vostra disposizione. Invece la bella ma gelida tuttofare Daniella nutre una profonda ossessione per gli specchi; basterà avvicinarsi ad una qualche superficie riflettente situata nella scenografia di gioco che la folle inseguitrice comincerà a strillare come un’ossessa bloccandosi per qualche tempo e offrendo a Fiona il tempo necessario per perseguire ad un nascondiglio. La prerogativa che più di tutte poi arricchisce il gameplay di questo Haunting Ground è senza dubbio rappresentata dalla presenza di Hewie, ovvero del cane da compagnia. Dover convivere ma anche far attenzione alla salute del cane limita in parte la facilità di gioco ma allo stesso tempo semplifica le varie fughe dai nemici. Fuggire da questi, metterli alle spalle dalle zanne del vostro compagno e poi all’improvviso urlare a questo di attaccare può definirsi una vera e propria strategia. Nei migliori casi, il nemico sviene non appena Hewie gli si stacca dal collo, ma nei casi peggiori, l’inseguitore è ancora vivo ed anche se mezzo zoppo o in parte barcollante ancor più iroso che in precedenza e potrà finire col prendersela anche con la stessa bestiola che vi ha difeso. In caso però la strategia fosse andata a buon fine, il nemico vi lascerà liberi di perquisire fra le sue proprietà, però cercando di farlo fin quando questo è ancora privo di conoscenza, ricavandone alternativamente dei vantaggiosi oggetti. Insomma Haunting Ground si rivela vincente quanto in qualità di gameplay, scorrevole ed intuitivo ma anche in fatto di varietà. Specie perché le situazioni su descritte già ricche di per se offrono un’ulteriore chicca innovativa meglio apportabile come una sorta di minigioco. Dopo i primi attimi di gioco si verrà a contatto con i vari laboratori alchemici disseminati per gli ambienti. Raccogliendo infatti degli oggetti chiamati “Medaglioni”, Fiona potrà raffinarli nei vari laboratori e ricavarne degli articoli sempre nuovi. Il gioco consiste nell’accoppiare il più possibile sfere della stessa tinta, ogni colore infatti rappresenta ciascuna differente tipologia di arnesi ricavabili: a partire da semplice cibo, medicinali, oggetti di metallo e addirittura stivali dalle punte esplosive. Molto spesso però si finisce col creare prodotti nocivi alla vostra salute o anche inutili arnesi. Insomma, Haunting Ground è una vera sorpresa nel suo genere, un’icona di sicura linfa vitale per i suoi colleghi, vincente più che altro nell’aver miscelato le peculiarità di tanti bei altri titoli in un solo splendido gameplay, non originalissimo ma indubbiamente vario, ragionato e giustamente strategico.
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La torre dell’orologio rintocca ancora la mezzanotte…
Per chi non lo sapesse, Haunting Ground nasce dalle defunte spoglie dell’assai amata serie horror nota col nome di Clock Tower. Serie di grande valore a cui di merito è doveroso darle prima di tutte l’appellativo di prima esponente del genere Survival. Una serie che ha conosciuto momenti di grande successo ed altri, purtroppo, di grande crisi, a causa di alcuni episodi meno riusciti. La sua reputazione non poteva certo dirsi la stessa di quella con cui nel lontano 1995 aveva avuto la nomina di eccellente Survival Horror. Ebbene il revival per mano di Capcom, che ha dato i suoi primi frutti nel 2003 con il valido Clock Tower 3, si è ora espresso al massimo con questo Haunting Ground che altro non è che la rinascita di una grande serie, il ringiovanimento totale e l’incontro fra origini e novità videoludiche. I fans possono dirsi totalmente soddisfatti, poiché i riferimenti e le caratteristiche in comune col primo stupefacente episodio ci sono tutte. I pellegrinaggi negli edifici sono molto spesso adornati da ticchettii provenienti da pendoli che risuonano come i rintocchi della famosa “torre dell’orologio” nonché Clock Tower. Anche la caratteristica di fondo, nonché il dover sopravvivere fuggendo da nemici insistenti è la stessa che aveva caratterizzato il primo Clock Tower, solo riveduta e corretta in un gameplay più accessibile, generalmente più ragionato e allo stesso tempo immediato. Per quello che in parole povere è il risorgere di una bella serie horror dal leggendario primo episodio, cambio d’identità a parte ci troviamo dinanzi ad un capolavoro dell’horror, per certi aspetti il migliore Survival Horror dell’era a 128 bit o che certamente dividerà il trono con lo splendido Silent Hill 2. Sbalorditivo risultato, dunque, quello di Capcom in chiave horror, se non altro un “vero” survival horror, un incubo che scava intensamente quanto un pugnale acuminato, per lasciare comunque una cicatrice incisiva.
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