Operation Winback 2: Project Poseidon
Armatevi di mitra e bombe a mano, mancano ormai pochi attimi alla seconda operazione Winback. Ci sarà "tanto" da giocare...
Articolo di: Redazione Games.it
Operation Winback 2: Project Poseidon (Recensione)
Non esistono più mezze misure, ormai i videogiochi sono costituiti da incontri di più generi, tanto che anche il più banale dei picchiaduro offre al videogiocatore momenti di differenti stili videoludici, come sezioni adventure e o minigiochi che spezzano la ripetività di gioco. Purtroppo o forse, non tutti i videogiochi comunque sono così, c’è anche chi preferisce stabilire le sue basi su un unico imbastito genere, e definire al massimo ciò che ha da offrire. Come nel caso di questo Operation Winback 2, atteso sequel di un fortunato action-adventure uscito qualche anno fa. Vestiti i panni di uno dei tre eroi principali, il gioco parte in maniera diretta, senza troppi preamboli e ci introduce nelle sue atmosfere spionistiche. Seppur risulti impossibile scegliere a propria preferenza il personaggio con cui completare le varie missioni, a seconda della “ricchezza” del livello, vi verranno assegnati due personaggi differenti, che poi si alterneranno automaticamente a seconda degli obbiettivi perseguibili.
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Ciò che cade subito all’occhio non appena la partita comincia, è l’ottima cura disposta nella modellazione 3d dei personaggi principali, dettagliati in quanto a ricchezza poligonale, ispirati in quanto a design. Di buono ne conseguono le ottime e fluide movenze, fin quando però la mancanza di un vero e proprio bilanciamento con le scarse ambientazioni di gioco, già deficitarie in fatto di dettaglio e texture, poi ulteriormente per via della scarsissima varietà, rasenta negativamente il giudizio complessivo legato alla voce “grafica” di questo titolo firmato KOEI. Nemmeno i nemici, poveri nel dettaglio e nella numerosità, abbelliscono un aspetto visivo così grigio e spoglio, tanto meno i pessimi effetti speciali visivi, (esplosioni, fonti di luce, laser e ombreggiature). Ma la cosa che più di tutte pecca in questo comparto è la poca spazialità: le ambientazioni, che già di per se molto piccole, sono per giunta imbastite da confini artificiali assolutamente improponibili, come casse, barili e/o sottilissimi inferriate, che limitano gli eroi a pochi metri percorribili. La grande immediatezza, ed il dettaglio dei protagonisti, non bastano da soli per rendere giustizia a questo prodotto, che di pregi ne ha, pochi, di difetti pure, tanti. L’audio fa addirittura peggio. La totale assenza di una vera e propria colonna sonora rende ad impatto zero l’efficacia degli eventi, la ripetività degli effetti sonori invece e la banalità del doppiaggio “filtrato”, rendono poi poco credibile il tutto. Ma, e fortunatamente, i videogiochi non sono costituiti solo da grafica e sonoro, per fortuna c’è ben altro su cui un qualunque altro titolo videoludico potrebbe puntare per poi raggiungere un meritato successo, il gameplay.
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Fin dai primi attimi di gioco, infatti, il gameplay di questo OW2 risulta assolutamente intuitivo, e la linea di apprendimento è pressoché diritta e continua. Nonostante gli eroi rispondano sempre prontamente ai comandi impartitigli tramite pad, si finisce molto raramente col aver fatto un’azione che in realtà non si voleva fare, e questo è un grosso pregio per OW2, specie perché la piattezza e la ripetività dei comandi rende obsoleto l’intero comparto giocabile. Non c’è nulla di nuovo: si spara, si corre, si sta spalle al muro secondo la maggiore tradizione stealth, ma poi? Null’altro. E questa continua tiritera che alle prime si fa divertente ma che alla lunga annoia e scoraggia, si ripete fino alla fine per tutte le molteplici missioni. La longevità è ottima, ma è proprio in questi casi che si preferirebbe avere fra le mani un titolo meno duraturo. Gli obbiettivi da raggiungere sono sempre gli stessi, e in una maniera o nell’altra li si consegue, basta sparare a casaccio ad obbiettivi umani che paiono più dei manichini in movimento che esseri umani e percorrere i pochi metri a disposizione, ed il gioco è fatto. L’intelligenza artificiale è poi quanto di peggio si sia vista in un videogioco di tale stampo, per lo meno visivamente fossero un che da vedere, ed invece oltre ad essere qualitativamente spogli e ripetitivi, i nemici di gioco sono dei veri e propri ammassi di poligoni in movimento che rispondono solo non appena il loro fascio visivo si scontra col vostro eroe. I combattimenti sono decisamente buffi, rendono assolutamente piatta l’azione e non impongono un minimo di sfida, nonostante infatti dal menu principale sia possibile scegliere il livello di difficoltà, il gioco scorre ugualmente in modo lineare e fin troppo semplicistico. L’idea di fondo non è male, ovvero bi-dividere ogni livello, e aggregare una le due differenti sezioni a due dei png disponibili fra i tre proposti dalla sceneggiatura, solo che a conti fatti, risulta tutto precalcolato e a voi non resta altro che tastare sempre la solita sequenza di tasti per perseguire i vari ripetitivi obbiettivi.
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Spesso verrà da chiedersi perché. Perché gli sviluppatori abbiano avuto la grande pensata di realizzare questo banalissimo sequel, di un primo episodio che già di per se comunque non era tutto questo granché, ma soprattutto verrà da chiedersi come abbiano mai potuto pensare che un così scarso sviluppo videoludico avrebbe mai potuto competere con certi rivali in materia, immaginate superare. Le pretese c’erano, e alla grande, e sono tutte ben visibili, caratteristiche che hanno del potenziale ma che sono state mal espresse sottoforma di difetti e o chicche deficitarie. Operation Winback 2 è dunque un titolo non riuscito, lacunoso in ogni suo comparto, da quello grafico a quello giocabile, non ha nemmeno il grande pregio di essere coinvolgente, piuttosto alle prime diverte ma poi annoia che è un vero (dis)piacere; spendere quel giusto tot di soldi per acquistare questo prodotto sarebbe un vero spreco, specie perché in questo periodo ci sono uscite che meriterebbero maggior attenzione. Se vi considerate dei grandi fan del primo OW (cosa molto improbabile), allora potreste anche lontanamente farci un pensierino, magari testando una versione a noleggio, pur sempre tenendo in considerazione di avere fra le mani un titolo sensibilmente datato, banale e tecnicamente insufficiente.
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