Rule of Rose
Il “videogame” come molteplice definizione alla parola “arte”, un’esperienza forte, a tratti atroce, un intreccio di forti emozioni, una storia d’amore sofferta ed imprevedibile, una favola che in fin dei conti non somiglia affatto ad una favo
Articolo di: Redazione Games.it
RULE OF ROSE -
Come un favola ma allo stesso tempo tanto diverso da una favola
((C’era un volta una piccola e preziosa fanciullina; la sua amica, la principessa della Rosa Rossa, le stava sempre accanto. Ma quando un giorno, un brutto giorno, mamma e papà morirono, la povera ragazzina venne mandata via alla “stramba magione")). No! Questa non è affatto una favola, eppure comincia allo stesso modo di tutti quei leggendari racconti di fantasia che arieggiavano lieti nelle nostre menti da bambini imponendoci morali educative. Il tanto fatidico “C’era una volta” il simbolico ingresso nell’universo delle creature incantate, un immaginario ponte fra l’effettivo mondo della realtà e quello delle favole. Eppure di “fiabesco” in questo bizzarro racconto di animi stravolti dalla difficoltà degli eventi c’è di ben poco, molto poco, giusto una delicata metafora che lascia pensare quanto realtà ed immaginazione siano molto spesso collegati l’uno l’altro dalla una sottilissima linea invisibile, tanto resistente quanto credibile. RULE OF ROSE si può allora considerare un piccolo insegnamento di vita, un viaggio nella complessità psicologica umana, un racconto dalle sfumature color rosso sangue velato da una poeticità fiabesca che quasi risveglia l’atmosfera di quelle letture di narrativa che da piccoli si leggeva a scuola; dunque altri non è che un gioiello per il mondo videoludico moderno, un titolo capace di insegnare come i videogiochi possano anch’essi rappresentare sbocchi più maturi in campo artistico, nonostante e comunque riescano a coinvolgere e divertire moltissimo, un vero traguardo per questo modo espressivo considerato ancora da molti “infantile”. Il “Vissero tutti felici e contenti”? Dubitatane dal principio, perché infine potreste rimanerne totalmente delusi, come quando con in mano una bella rosa, questa comincia a perdere petali in consecuzione, che lieti si adagiano e poco a poco marciscono inesorabili e poi ormai, con un solo bocciolo spoglio fra le mani si capisce che quanto di bello potesse esserci stato in passato è ora tutto svanito e perduto nell’abisso del tempo lasciando agli occhi e al tatto solo acuminate spine di dolore…come se dal bene sorgesse il male.
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La Stramba Magione e Il Mostruoso Pesce Volante
Povera Jennifer! Chi mai avrebbe osato immaginare che quel viaggio che l’avrebbe condotta chissà dove l’avrebbe invece portata al doversi confrontare con giovani bambini dall’animo affatto gentile e delicato? Accade tutto così, “quasi per caso”: sull’autobus sul quale la ragazza stava viaggiando, echeggiava appena la voce di un ragazzetto che leggeva intento una favola, poi ad un tratto ((Jennifer! Jennifer! Leggi la storia! Per favore, leggi la storia! Cose succede dopo?)), quel voltare pagina, è come se l’avesse quasi risucchiata in un universo totalmente differente dal suo, o da quello il quale credeva fosse nata. Uno sguardo meno attento, ed ecco che il bambino non appena la fermata dell’autobus si fa vicina, corre verso l’uscita del mezzo e fugge via per la foresta. Jennifer è confusa, non sa se seguirlo o se continuare il suo viaggio, ma ecco che, la decisione più affrettata e sicuramente la meno saggia la invita a seguire il ragazzino, perdendosi nell’oscurità della siepe di quella foresta e allo stesso tempo ormai troppo lontana da quell’autobus che “a tradimento” era ripartito per una seconda meta portando con se anche il bagaglio della giovane. Il pianto sofferto di quello che sembra essere un cucciolo di cane, una risatina alquanto “maligna” e dei frequenti passetti attirano Jennifer ad un imponente edificio dalle fattezze di un collegio per infanti, il Rose Garden. Semmai non avesse messo piede al suo interno, tutto quello che sarebbe venuto in seguito non sarebbe mai accaduto. Jennifer sarà la protagonista di alcuni eventi comprendenti l’intero collegio nel quale questa è arrivata: bambine traditrici, ragazzini violenti, insegnanti pedofili, decessi inspiegabili, animali martoriati e strane celebrazioni religiose. In principio tutto quello che Jennifer dovrà fare sarà prostrarsi e rendersi “inferiore” alla grandezza del Club Aristocratico, sul quale trono risiedono rispettivamente il Principe e la Principessa della Rosa Rossa ed i loro rispettivi sottoposti. Tutt’altro che infanti, se non altro all’apparenza, ma in cuor loro sono tanti piccoli essere malvagi a cui piace tanto divertirsi procurando del male al prossimo o meglio, al “nuovo arrivato”. Lo svolgimento degli eventi è piacevolmente narrato in terza persona, e Jennifer è la fanciulla sfortunata di cui si racconta, ovvero la nuova arrivata al collegio, anche se la sua età (troppo grande rispetto agli altri collegiali) lascia smentire quanto raccontato dalla sceneggiatura. Il ragazzino in bianco, quello che in realtà ha colto in inganno Jennifer racconterà capitolo dopo capitolo una significativa e alquanto terrificante favola, quella di tanti bambini maligni e quella del cosiddetto “Stray Dog”, uomo che li indusse a cotanto. Sembra un gioco, ma in realtà non lo è. In quello che succede come un lento ma continuo viaggio negli eventi accaduti un tempo, e non recenti, visti però dagli occhi di un bambino che, si sa, interpreta poi a suo piacere ciò che alla vista, all’olfatto, al tatto e all’udito gli si materializza davanti. Come il mostruoso pesce volante, dagli occhi intensi e dalle pinne imponenti, solo un semplicissimo dirigibile del 1929 (cronaca di una grande e triste catastrofe).
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Visivamente parlando…
Si sa quanto in un videogioco l’aspetto visivo giochi un ruolo decisamente fondamentale, sicuramente più da un punto di vista superficiale, ma come si dice in genere “anche l’occhio vuole la sua parte”. I videogiochi infatti non sono composti solo di atmosfera e belle sceneggiature. In questo s’intende, RULE OF ROSE non pecca nel minimo dettaglio, regalandoci un’atmosfera assolutamente unica ed una sceneggiatura assolutamente complessa ed imprevedibile. Ma, e per fortuna, nemmeno in questo comparto il nuovo gioiello Sony può dirsi deludente. Sin dai primi attimi di gioco verremmo immersi in ottime visioni grafiche, a cui di merito in primis andrebbero dei complimenti per l’ottima scenografia iniziale, una foresta dettagliata riccamente da arbusti, foglioline e cespugli. La splendida protagonista che poi degna un sbalorditivo design sia stilistico che caratterizzativo, si muove con grande fluidità distinguendosi ampiamente in numerose animazioni, le texture che ricoprono il suo vestito, quasi sembra sia possibile sfiorarle, ricreando la classica trama da stoffa da cui è formato l’abito. Ma l’elemento che più di tutti mi ha convinto o per meglio dire sbalordito dell’intero aspetto visivo di questo particolare survival horror è il sistema d’illuminazione e il rapporto che questa crea con la fotografia di gioco. Si varia da attimi in cui si è totalmente oscurati dalle tenebre della notte ad altri in cui i raggi del sole irradiano attraverso le finestre, ricreando giochi di luce che si riproducono sul pavimento, spezzandosi in corrispondenza delle superfici. Stupendo l’effetto “flash” creato dal turbinarsi degli eventi atmosferici e con l’arrivo del temporale, l’atmosfera di gioco che già di per se è semplicemente stupenda muta ulteriormente in qualcosa di decisamente tetro ma credibile allo stesso tempo. Quando in quei pochi frangenti di tempo, tutto intorno si illumina per poi tornare all’oscurità visiva della sera. O il meraviglioso effetto creato dalle goccioline della pioggia che sbattono e poco a poco scivolano sulle finestre, stupendo. E’ anche vero che col passare delle ore di gioco, le successive scenografie (specie nei livelli sul dirigibile) limitano un po’ nel dettaglio e nella varietà ma risultando sempre e comunque originali e particolareggiate. Come avevo già citato prima, il design del cast complessivo è generalmente ottimo, tutti i personaggi, inclusi quelli secondari, hanno caratteristiche proprie ed addirittura fattezze ed animazioni ben distinguibili l’uno dall’altro. Anche i nemici, che in tutto sono una decina (esserini infantili indemoniati che variano in viso da capre a ratti), hanno un aspetto assolutamente originale e soddisfacente anche da un punto di vista tecnico perché si muovono in numerosi gruppi senza nemmeno limitare minimamente il frame rate di gioco. Divertente e allo stesso tempo raccapricciante vedere tante di queste assurde creature aggravare il loro peso sul corpo della protagonista, vedere i loro arti avvinghiarsi sul busto della ragazza, mentre altri irrompono con le maniere forti prendendo Jennifer a mazzate o ad accoltellate (a seconda delle molteplici armi equipaggiabili dall’ambiente stesso). Purtroppo quest’aspetto che anch’esso si prometteva perfetto viene scalfito da vari bug grafici sparsi per gli ambienti di gioco, come la scomparsa improvvisa di superfici, texture o il penetramento di più modelli 3d (aldilà della conversione PAL non certo perfetta). Capiterà infatti che durante gli scontri più ardui, la protagonista capiti di bloccarsi dentro un nemico o dentro lo stesso alleato quadrupede, causandone qualche secondo di impossibili movenze. Ed è un difetto non affatto trascurabile, anche se per fortuna non troppo dato che situazioni del genere capiteranno raramente. Grave anche la scarsa presenza di un buon anti-aliasing, i contorni sono anche troppo seghettati e si finisce col rovinare quanto di bello prima si fosse descritto. Le increspature in questo bel dipinto dunque non mancano, purtroppo, che complessivamente non si fa più impeccabile ma comunque indiscutibilmente piacevole, particolare e affascinante. E come non citarne lo stile, la regia e le varie sequenze filmate? Possono dirsi proprio questi i motivi di sostegno dell’aspetto prettamente grafico di RULE OF ROSE oltre a quelli precedentemente citati, “dettagli” che riescono a far lievitare in aria il voto finale da assegnare alla voce “grafica”. I filmati di gioco sono quanto di meglio si sia visto su console, girati meravigliosamente e dalla qualità visiva assolutamente stupefacente, ed oltre a conferire una maggiore atmosfera all’intero prodotto sono assai numerosi e decisamente memorabili.
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