World War Zero: Iron Storm
L’amore per la storia di Microïds porta la Grande Guerra a un finale alternativo. World War Zero è uno sparatutto che pone un interrogativo.. Quali sarebbero state le prospettive per l’Europa se il Primo Conflitto Mondiale non si fosse concluso?
Articolo di: Redazione Games.it
Più che un finale alternativo alla Grande Guerra, è un tragico non-finale quello delineato nell’ultima avventura della francofona Microïds. Che poi avventura non è, trattandosi piuttosto di uno sparatutto in prima persona. Quello che avvicina questo titolo ai generi dell’avventura simulata è però la qualità della sceneggiatura, che dipinge con straordinaria profondità la cupa ambientazione. Particolarmente forte è anche il legame a un filone particolarmente riuscito della letteratura fantapolitica degli ultimi anni. In Vatherland, un bestseller pubblicato oltre dieci anni fa, ci si chiedeva cosa sarebbe successo se la Seconda Guerra Mondiale non avesse avuto termine, ora l’interrogativo si sposta a una trentina di anni prima. Quali sarebbero state le prospettive per l’Europa se il Primo Conflitto Mondiale non avrebbe trovato conclusione?
Dopo la versione pc, che alcuni di voi ricorderanno recensito a questo indirizzo approda anche su PS2 un gioco, come dire, particolare.
La trama
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Corre l’anno 1964 e, nel cinquantenario dall’inizio del conflitto, sul fronte orientale si continua a morire. La storia descritta nel gioco si è avviata su un binario parallelo poco dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Lo zar è stato detronizzato e i bolscevichi hanno effettivamente preso il potere, ma solo per breve tempo. L’armata bianca del barone Ugenberg ha schiacciato la rivoluzione nel sangue, e alle bandiere sovietiche si sono sostituite quelle di un nuovo impero. Le orde mongole si sono unite ai russi e l’ambizioso Ugenberg mira a sottomettere l’Occidente. Il quale ha raccolto le proprie forze militari in un consorzio privato. Per raccogliere i finanziamenti necessari a proseguire una guerra che sembra non avere mai fine, le armate sono quotate in borsa e la truppa è arruolata fra i mercenari. Fra questi spunta il nostro eroe, un giovane tenente americano, tal James Anderson, nessuna parentela con il seducente bagnino della West Coast, cui è stato affidato l’incarico di infiltrarsi dietro le linee nemiche e comprometterne il sistema difensivo. Nonostante mezzo secolo di progresso tecnologico, la guerra è difatti rimasta impaludata fra le trincee, avvolte dai getti dei lanciafiamme e dai gas venefici.
Il gioco |
Si apre così l’azione di un titolo, sviluppato dal team di Rebellion, che, con il proseguire del gioco, conferma quanto il proprio punto di forza risieda nell’ambientazione piuttosto che nella realizzazione tecnica. I livelli innanzitutto, sedici, sono stati divisi con sufficiente cura, abbastanza lunghi per lasciare al giocatore il tempo di farsi coinvolgere nell’avventura, ma senza eccedere. La realizzazione grafica rivela invece un motore che si adegua agli ultimi progressi in materia, senza però essere in grado di imporre sostanziali novità. Le ombre, le luci, la cinematica degli attori virtuali, mostrano risultati già raggiunti ormai da diversi mesi. L’effetto complessivo è però di tutt’altro livello perché il disegno degli sfondi, così come di ogni altro elemento che compare sulla scena, ricrea un’atmosfera apocalittica vicina ai nostri giorni con tratti caratteristici di un mondo scomparso nel 1918. I cieli, lasciando ipotizzare la presenza di fonti di inquinamento incontrollati, quando sono illuminati dalla luce del sole, riflettono uno strano bagliore arancione e mettono in evidenza le sagome degli alberi rinsecchiti e delle case abbandonate. Particolari del tutto ininfluenti per l’azione, ma che contribuiscono sensibilmente a creare l’atmosfera che rende il titolo tanto apprezzabile.
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Così come è ben riuscito il commento musicale, aspetto in cui i titoli editi oltralpe hanno sempre brillato. Quanto ai personaggi coinvolti nei combattimenti, un aspetto effettivamente penalizzante è dato dall’eccessiva semplicità con cui si riesce a ottenere ragione del nemico. A patto di non essere particolarmente negati per questo genere di titoli, oppure non avere una grande esperienza al riguardo. Per apprezzare il gioco è infatti necessario ricorrere immediatamente al livello di difficoltà più elevato. Piuttosto la varietà dell’arsenale a disposizione e qualche sorpresa a ogni livello, assieme alla sceneggiatura, che, non ci stanchiamo di dirlo, è ben riuscita, impediscono che il titolo, dopo le prime sparatorie, inizi a diventare ripetitivo. La monotonia, in questo caso, è l’unica prerogativa delle divise indossate dai soldati russo-mongoli. Del resto, Mao docet, nei regimi totalitari l’unica fantasia concessa è quella degli appellativi da attribuire alla guida suprema e all’invenzione di nuove medaglie per i devoti servitori.
ConclusioniDopo schermaglie in trincea, duelli fra cecchini nascosti all’interno delle rovine di una cittadina sul fronte occidentale, brevi battaglie contro un esercito imponente e guidato dall’intelligenza artificiale degli alieni di Space Invaders, la Guerra Mondiale, se ci si dimostra abbastanza valorosi, giunge finalmente al termine. Non così le avventure del capitano Anderson, sulla traccia delle quali Microïds ha lanciato uno splendido, e ben riuscito, album a fumetti. Del resto il titolo, per quanto semplice rispetto agli FPS di ultima generazione, rivela, soprattutto nell’ambientazione, grandi potenzialità di successo. Ci piacerebbe immaginare un sequel, supportato da un adeguato sviluppo tecnico e da livelli più complessi di quelli attuali. Abbastanza sofisticato da poter venire apprezzato anche dagli hard core gamers.
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