Yakuza
Kiryu Kazuma è un uomo di rispetto in quanto a membro mafioso di un clan della Yakuza, ed in questa continua scalata sociale, saprà farsi valere accettando molteplici missioni a sfondo malavitoso. Aiutarlo sarà un’impresa...
Articolo di: Redazione Games.it
YAKUZA (Recensione)
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Kiryu Kazuma è un uomo di rispetto in quanto a membro mafioso di un clan della Yakuza, per lui onorare equivale ad essere onorato, ed in questa continua scalata sociale, saprà farsi valere accettando molteplici missioni a sfondo malavitoso. Quello che appare come un individuo dal cuore di pietra è in realtà un giovane dall’animo nobile che saprà sacrificarsi per il suo migliore amico, assumendosi la colpa di un reato di cui non ne era nemmeno a conoscenza, per poi finire in galera con l’accusa di omicidio. Queste vicende sono alla base di Yakuza, il nuovo ambiziosissimo prodotto Sega, un must di combattimenti all’ultimo sangue e situazioni sempre varie e coinvolgenti, alternate da sequenze di intermezzo girate in maniera decisamente funzionale ed impreziosite da un cast credibilissimo opera di un design di prim’ordine (il doppiaggio inglese vanta nomi a dir poco conosciuti del calibro di Eliza Dushku e Michael Madsen), specie per i personaggi principali, un po’ meno quelli che più semplicemente s’incontrano per le strade di Tokyo (specie nel dettagio e nella definizione deficitari), anche se sbalorditivi in quanto a varietà.
Dieci anni di galera non sembrano però fermare le volontà negative del nostro Kiryu che subito dopo la sua scarcerazione si rimette al lavoro per il Clan Dojima. Il filo degli eventi scorre piacevolmente in un avvolgente susseguirsi di situazioni che ardono dell’oscuro Sol Levante malavitoso. Un po’ come GTA, molto simile a Shenemue, di quest’ultimo, Yakuza vanta anche gli stessi autori, oltre a caratteristiche decisamente analoghe. E laddove il mito di Shenemue sembra essere stato definitivamente seppellito nasce questo Yakuza.
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Molto più di un semplice “rimodernizzare e arricchire defunte spoglie videoludiche”, in parole povere, uno dei più attesi e acclamati eventi della scorsa stagione nipponica, oggi uno dei più bramati titoli videoludici in tutto Occidente. Aldilà di quello che vari video in-game, screen-shots e artoworks possono rappresentare del risultato visivo definitivo di questo Yakuza, non si può non dire che in parte tradiscono la sensazione di spazialità, interattività, numerosità e fluidità generata dal gioco vero e proprio. Gli ambienti cittadini seppur composti da un modestissimo numero di poligoni sono ravvivati in maniera minuziosa da insegne tipiche orientali, l’asfalto risponde alle varie alternanze di opacità e lucidità, specie in corrispondenza di una qualche fonte di luce, i vari shop-center ed i vari locali vantano una varietà semplicemente disarmante ed i numerosissimi passanti svolgono diverse azioni l’un dall’altro, oltre dall’essere caratterizzati da una grande ricchezza più stilistica che tecnica. La spazialità e l’effetto “orizzonte” sono ottimi anche se la gran maggior parte degli ambienti sono divisi in sezioni intervallate da caricamenti non certo minimi. Purtroppo si, laddove la voce tecnica dovrebbe corrispondere ottimamente alla voce “aspetto visivo superficiale” sbalorditivo, v’è l’evidente neo di frequenti e fastidiosi momenti di attesa che tendono con lo spezzare il ritmo dell’esplorazione di gioco. E sono proprio questi gli impedimenti grafici di questo affermato gioiello Sega. Ma è proprio il comparto audio, a differenza di quello video che in definitiva può dirsi più che soddisfacente, a non brillare affatto, del tutto nella media: motivi nipponici del tutto anonimi si alternano ad effetti sonori non certo stupefacenti e parecchio ripetitivi, ma alla fine si sa, quello che effettivamente conta maggiormente in un videogioco di tale calibro, ovvero il gameplay, ed in questo Yakuza è il vero cavallo di battaglia: immediato, coinvolgente, assolutamente vario, un alternarsi di geniali mini-giochi e molteplici scontri rifiniti in una “lista mosse” semplicemente strabiliante in quanto a ricchezza e coreografia, sorprendente anche in quanto non manca nel mutare a seconda delle differenze ambientali tipo in corrispondenza di una superficie solida e o fragile, ed anche a seconda delle varie armi da equipaggiare, reperibili nelle stesse scenografie di gioco, questo grazie anche ad un’interattività non certo trascurabile. In se non propone nulla di originale, eppure diverte e scorre che è un piacere, allietando il videogiocatore per una ventina di ore o più (tant’è la durata del gioco). Yakuza non ridefinisce affatto i canoni dei vari action-adventure eppure li arricchisce di sicura linfa vitale, proponendo un gameplay divertentissimo e pieno zeppo di situazioni differenti, una realizzazione tecnica di tutto rispetto con qualche riserva ma complessivamente riuscita, una sceneggiatura apparentemente solita ma in realtà mai scontata e banale, specie se si viene a conoscenza del suo autore, ovvero Seishu Hase. Probabilmente non entrerà a far parte del firmamento dei videogiochi per eccellenza, ovvero nella storia videoludica di sempre (come è stato per il grande Shenemue), eppure è molto probabile che qualche buon videogiocatore voglia inserirlo nella sua personalissima classifica dei giochi preferiti, se non altro divertendolo e facendo breccia nel suo cuore a suon di mazzate, tradimenti e amori inconfessati.
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