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Xenoblade Chronicles 2 - Recensione

Centinaia di ore di gioco e una sola parola: sublime

1 dicembre 2017 - di Astre .
  • Piattaforma: Nintendo Switch
  • Genere: JRPG
  • Sviluppatore: Monolith Soft
  • Distributore: Nintendo
  • Numero giocatori: 1
  • Età consigliata: 12 +
  • Prezzo: 60,98
  • Data di uscita: 01/12/2017

Voto della redazione

9,5

Voto dei lettori

Recensione di Rosario Speciale

Dopo due anni dall’uscita di Xenoblade Chronicles X su Wii U nessuno poteva credete che Monolith Soft riuscisse a creare un nuovo capitolo della sua fortunata saga in cosi poco tempo. Grazie all’esperienza accumulata sulla sfortunata console di Nintendo i programmatori hanno potuto ridurre drasticamente i tempi di sviluppo, questo però ha portato a dei compromessi tecnici evidenti. Nonostante tutto l’avventura sull’universo di Alrest ci ha conquistati in pieno dopo centinaia di ore, perché i giochi non sono solo 4K e frame rate.

Un mondo con tanta umidità vi attende

Come i più classici giochi di ruolo di stampo nipponico anche Xenoblade Chronicles 2 condivide con i suoi predecessori soltanto alcuni elementi di gioco e nulla più, modificando ampiamente sia il mondo in cui si svolgono le vicende narrate che la storia stessa. Non temete quindi per quel numero dopo il titolo, questo capitolo del gioco è completamente nuovo e godibile anche per chi non avesse mai sentito parlare della serie. Il mondo di gioco in cui ci troviamo è costituito da un mare di nuvole, con al centro l’albero della creazione, e una serie di titani dalla forma animale che ci “nuotano” dentro. Su queste immense creature, ma anche al loro interno, diverse razze hanno eretto le proprie civiltà ognuna diversa e caratterizzata da una più o meno elevata presenza di tecnologia. Come sempre però le cose non vanno per il meglio, i giganti che ci portano a spasso sono destinati a sparire e sebbene alcuni abbiano la facoltà di tornare in vita ci vogliono migliaia di anni per avere delle dimensioni paragonabili a quelle originali. Questa situazione porta inevitabilmente ad avere degli spazi vitali sempre più ridotti e in pericolo, con la conseguenza che ognuno cercherà un modo per evitare di estinguersi con la morte naturale del proprio titano. Insomma, come ogni buon gioco di ruolo ci ha insegnato negli anni, di mezzo c’è una guerra e noi in tutto questo avremo un ruolo fondamentale, in grado di spostare gli equilibri. Noi saremo il giovane Rex, un ragazzino sicuro di sé e dal carattere deciso, che attraverso vari avvenimenti che vedrete giocando finirà per diventare un Ductor, ovvero uno dei pochi a poter sfruttare la potenza dei Gladius. Diversamente dal passato e in particolare dal capitolo visto su Wii U, il mondo di gioco gira tutto intorno a queste due figure e in particolare al fatto che le potenti creature che potremo usare sono una manifestazione di diversi tipi di arma con diversi ruoli, abilità, tecniche ed elemento naturale di appartenenza. La trama è complessa, ricca di colpi di scena e nelle sue circa 60 ore per essere portata a termine vi regalerà emozioni come non mai. Senza quindi soffermarci sui dettagli, per non rovinarvi nulla, possiamo solo anticiparvi che il vostro scopo sarà quello di accompagnare la bellissima Pyra, la Gladius più potente che ci sia, in un luogo leggendario attraverso un viaggio che non dimenticherete facilmente.

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È dura la vita di un piccolo cristallo di energia

Il mondo di gioco non è open-world come il precedente, dandoci delle location ben precise che potremo esplorare che nonostante tutto sono davvero enormi su alcuni titani. Il viaggio per concludere la quest principale ci porterà a una serie di missioni che fungeranno da tutorial, con le prime dieci ore circa nelle quali una sorta di narratore esterno ci spiegherà tutti i meccanismi del sistema di combattimento e livellamento dei personaggi. Da questo punto di vista saremo presi per mano, come sempre, dai programmatori per farci ambientare con questo nuovo gameplay, ma starà a noi scoprirne le meccaniche migliori per ottenere i risultati massimi da ogni Gladius e scontro che affronteremo. Il nostro caro Rex con il tempo riuscirà a sfruttare ben tre di queste potenti armi in combattimento. Combattendo e avventurandoci nell’esplorazione del mondo di gioco potremo trovare svariati Cristalli nucleici comuni, con i quali legarci a un Gladius totalmente generato dal gioco in modo casuale, dandoci un numero incredibile di varianti per genere, tipologia di arma ed elemento di appartenenza. Questi però non sono certo in grado di evolversi più di tanto e se per le prime scorribande ci daranno una mano, una volta giunti alle fasi più impegnative dovremo sfoderare per forza Gladius unici, che potremo recuperare uccidendo il Ductor a cui sono legati. Come anticipato il gioco ci spiegherà dettagliatamente come funziona ilo sistema di battaglia, brevemente però vi ritroverete con un party composto da tre eroi, ognuno con le proprie armi, con a disposizione tre attacchi speciali che si caricheranno nel corso del combattimento dopo un numero prefissato di autoattacchi portati a termine. I colpi speciali a loro volta andranno a caricare un colpo più potente, che si divide in quattro livelli di potenza, che verrà sferrato dal Gladius in persona. In quest’ottica sarà importante tenere a mente che avremo sulla parte superiore sinistra dello schermo tre indicatori, anche questi che andranno a caricarsi nel corso della battaglia, che ci permetteranno di rianimare un compagno o, se sfruttati tutti insieme, di eseguire una triplice attacco contemporaneo con tutti i membri del party. L’elemento che determinerà la vostra sopravvivenza, soprattutto nell’end-game, sarà il riuscire a combinare gli elementi che caratterizzano le varie armi in modo da slegare i cosi detti nodi che indeboliranno in modo drastico il nemico. Parliamo sempre di un sistema complesso e molto tattico, con varie strategie da utilizzare e che ha una stratificazione che permette a ogni giocatore di portare a termine la quest principale, ma solo a chi lo riuscirà a padroneggiare di affrontare bestie dal livello superiore al 90 senza timore. Bisogna poi fare molta attenzione al sistema di progressione che il gioco ha, non più lineare e semplice come quello dei precedenti, ma che va a combinare diversi elementi presi anche da altri giochi di ruolo più recenti. Il livello di Rex e dei suoi compagni salirà molto lentamente combattendo, tenendo però una scorta di punti esperienza da parte che ci verranno accumulati soltanto riposando in una locanda. Volendo, come lo stesso gioco ci suggerisce, potremo tranquillamente combattere senza mai andare a schiacciare un riposino per avere questo bust di punteggio, rendendo il titolo più interessante e difficile. In qualunque momento della partita avremo infatti accesso alla possibilità di potenziare le tecniche di combattimento, con i PP che accumuleremo con le varie uccisioni, e incrementare il diagramma intesa, che sblocca le abilità vere e proprie del Ductor, con l’uso dei punti PA ottenibili sempre in combattimento o attraverso le missioni secondarie. Dormire o meno quindi rappresenterà soltanto una nostra scelta, se avere un’avventura un po' più soft oppure da veri duri. Anche i Gladius si potenziano ovviamente, con un sistema  ci permetterà di aumentare le statistiche dell’arma attraverso vari frammenti nucleici che otterremo nel corso dell’esplorazione, mentre le abilità si sbloccheranno soltanto portando a termine determinati obiettivi che potremo vedere nell’apposito diagramma di ognuno di essi. Sia i nostri eroi che le potenti armi poi avranno a loro disposizione diversi slot nei quali collocare oggetti che ci daranno bonus di vario tipo, sempre recuperabili attraverso le missioni secondarie o i negozi. 

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L’Elysium dei giochi di ruolo vecchio stile

L’ultima fatica di Monolith Soft è un titolo spettacolare, quasi sotto ogni punto di vista. Se il gameplay è davvero notevole con un sistema di combattimento stratificato e in grado di dare il meglio di sé solo se adeguatamente padroneggiato, il bilanciamento che è stato fatto permette anche ai meno avvezzi al genere di godersi il viaggio di Rex. Certo le missioni secondarie non sono propriamente originali o varie, si tratta per lo più di raccogliere un determinato numero di un qualche elemento che serve al solito NPC, oppure andare a salvare un povero avventuriero da un branco di nemici, senza dimenticare l’uccisione di vari mostri che infastidiscono la vita quotidiana di praticamente ogni abitante dei diversi titani. Sebbene non originalissime e quasi identiche a quelle viste nei precedenti capitoli, queste quest ci consentiranno di accumulare rapidamente un buon numero di esperienza e punti abilità, senza contare che saranno indispensabili per lo sviluppo di ogni titano. Ogni gigantesca creatura è contrassegnata da cinque stelle, solo aiutando la popolazione potremo aumentarle consentendo lo sbloccamento di nuove missioni, oggetti rari in vendita nei negozi e prezzi più vantaggiosi. Da non sottovalutare nemmeno il mini gioco della raccolta dei rottami, Rex è infatti prima di tutto un recuperatore e il suo lavoro è quello di lanciarsi nel mare di nuvole per ottenere qualche rottame prezioso. Gli sviluppatori hanno poi voluto inserire una variabile nel sistema dei Gladius, con l’aggiunta di Poppy che è sostanzialmente un robot. Se per lo sviluppo di abilità e potenziamento resta identica la meccanica vista con le altre armi, la piccola creazione del geniale Tora ha un sistema che le consente di essere modificata in tutto grazie all’acquisizione di varie CPU, RAM e altre componenti che le consentono anche di cambiare elemento principale. Il problema è che tutte queste modifiche si possono comprare solo con dei cristalli d’etere che si ottengono con un gioco arcade stile anni ’80 dal nome Tiger! Tiger! L’idea è decisamente originale e se ci si impegna seriamente con il giochino si può potenziare Poppy sin da subito ad alti livelli, purtroppo però alla lunga preferirete un Ductor più classico con delle Gladius più versatili e che non vi facciano perdere ore di tempo a farmare su un mini-gioco altamente frustrante.

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L’arte è sempre superiore alla tecnica

Xenoblade Chronicles 2 ha dal punto di vista tecnico una distinzione ben precisa da fare, quella puramente tecnica e quella artistica. Purtroppo il motore di gioco è derivante da quello visto su Wii U, con la conseguenza che il numero di poligoni non è proprio elevatissimo e la risoluzione resta ancorata ai 720p anche nella configurazione dock di Switch. Non il massimo, soprattutto se paragonato a Breath of the Wild, il colpo d’occhio generale del titolo che non è certo all’altezza delle ultime produzioni di Nintendo per qualità delle texture e animazioni. Quello che però i ragazzi di Monolith Soft hanno fatto è stato creare un universo magico, incredibile e semplicemente da togliere il fiato. Tralasciando il mare di nuvole, con tanto di maree che andranno a determinare quali zone saranno esplorabili o meno di un titano in determinati periodi, quello che lascia a bocca aperta è come siano riusciti i level designer a creare intere città su questi colossi o al loro interno. Guardare in lontananza quella che sembra la cima di una montagna e vedere in realtà che si muove, che sia una pinna, una testa o una qualunque parte di questi colossi è ammirevole. Le varie città non sono messe a caso, come neppure la vegetazione o i laghi con i fiumi, hanno una logica ben determinata dalla configurazione dei gargantueschi esseri. Davvero bellissimi alcuni scorci di paesaggi, come sono incredibili le civiltà ricreate all’interno delle enormi creature, dalla loro testa al ventre, sempre con una logica disarmante. In tutto questo tripudio di ambientazioni mozzafiato non possiamo non trovare creature meravigliose, che vanno dal poetico al diabolico a seconda della situazione. I nemici sono tantissimi, vari e con una loro vita che li vedrà impegnati a cacciare, brulicare o semplicemente gironzolare in giro, facendosi influenzare dal ciclo giorno e notte sia per la presenza sul territorio che anche per il livello di aggressività che avranno nei nostri confronti. Consideriamo poi che i 35 Gladius unici sono stati disegnati da importanti artisti del Sol Levante esterni alla software house, come i designer di Fire Emblem, Tetsuya Nomura ed altri professionisti di Square Enix e Bandai Namco, ma anche disegnatori dell’anime Macross, capirete quanto sia alto il tasso artistico presente nel gioco. Inutile parlare poi delle musiche, favolose, mentre il parlato in inglese non ci ha convinto pienamente come recitazione, ed ovviamente sarebbe un torto non giocarci con la lingua nipponica che è perfetta da accompagnare ai sottotitoli. Per fortuna lo stile anime che è stato utilizzato permette di godersi il gioco anche in versione dock senza problemi e senza preoccuparsi della risoluzione, i nostri occhi avranno infatti modo di gioire per altro e anche le battute e lo stile tipicamente nipponico fortemente presente contribuisce a dare al gioco un’anima unico.

Conclusioni

Ancora una volta Monolith Soft è riuscita a creare un gioco sublime, un titolo che alza il livello delle sue produzioni e dei giochi di ruolo nipponici facendo un ulteriore passo in avanti rispetto i prequel. Una storia ed un sistema di gioco eccellenti, ben stratificato e con un end-game all’altezza dei più incalliti giocatori, consentono a Xenoblade Chronicles 2 di meritarsi il titolo di miglior gioco di ruolo in circolazione e non soltanto su Switch. Se da un lato è un peccato per la risoluzione della versione dock e di quella sensazione di avere tra le mani un gioco graficamente sottotono, il lato artistico è talmente alto che è un peccato non esplorare Alrest. Un gioco imperdibile, in grado di avvicinare a sé anche i meno esperti del genere, che segna i primi mesi di vita della nuova console di Kyoto come assolutamente da incorniciare per il tasso altissimo di qualità proposta e che si scontrerà con Mario e Zelda per avere il suo posto sotto l’albero di natale, anche se bisognerebbe averli tutti e tre.