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The Void: Recensione

Complessità e bellezza per un fps fuori dagli schemi
Articolo di: Fabiano Zaino

Recensione di Fabiano “Deimos” Zaino


Che l’industria del videogioco sia attualmente satura di idee non è certo un segreto per tutti ma va anche detto che questa stessa industria, riesce di anno in anno ad incassare diverse centinaia di milioni con prodotti che anche non presentando innovazioni strepitose, offrono e offriranno un interesse sempre più crescente verso quelle cose che un tempo venivano chiamate “i giochini”. Da questo proposito, è interessante vedere come determinate software house, soprattutto quelle più conosciute nel mondo dei giochi indie o semplicemente nei canali alternativi, riescano a creare prodotti che ”spaccano” a livello sia di gameplay che di design e che non hanno nulla a che vedere con chi i giochi li produce per puro scopo commerciale. Ovviamente, sempre di commercio si deve parlare ma fa davvero piacere, scoprire che giochi creati da piccoli team di persone, riescano a farsi largo fra le file dei titoli tripla A che escono ogni mese, prodotti dalle grandi aziende.





THE VOID
Dopo il lungo preambolo scritto poche righe più su, passo di forza a parlare di uno dei prodotti più innovativi degli ultimi mesi: The Void è un titolo davvero bizzarro e eccelso che nasconde, dietro alla facciata di un fps dai toni cupi, tutta una serie di trovate davvero complesse e affascinanti per quanto riguarda la sua ossatura del gameplay. In parole povere, si potrebbe descrivere The Void come una sorta di contenitore che sta in cui il giocatore è chiamato a dar vita ad un mondo che sta lentamente cadendo nell’abisso del nulla. Noi, figurati come dei trapassati, dovremo semplicemente raccogliere vari colori in giro per gli schemi di modo da donare o ridare la vita al mondo decadente, senza ovviamente dimenticarci che i nemici sono sempre pronti a fermare il nostro operato.



Detto cosi, il concetto del gameplay può sembrare complicato ma sappiate che dopo i primi minuti di disagio che il gioco può creare, tutto risulterà abbastanza chiaro: il giocatore deve principalmente creare dei giardini per garantirsi la sopravvivenza nelle varie aree di gioco ma può anche utilizzare i vari colori per difendersi dalle creature selvagge che popolano il Void. Oltre ai colori, potremo anche utilizzare dei glifi che serviranno il giocatore nelle fasi più complesse, riuscendo a manovrare correttamente questi glifi, potremo difenderci o sferrare attacchi sempre più potenti contro le creature avversarie. Altro elemento abbastanza complesso da tenere costantemente sotto controllo, è il tempo: se nei giochi convenzionali, le azioni del giocatore sono sempre fini a se stesse, in The Void, la lancetta della vita corre veloce e ogni azione dovrà essere calibrata al tempo giusto. Per farvi un esempio pratico, il gioco è diviso in “camere” dove la vita scorre e dove il colore si crea ma allo stesso tempo può consumare quello incanalato dal giocatore stesso e portarlo alla morte definitiva. E’ dunque complicato ma anche dannatamente divertente e frenetico dover ridare la vita, metterla da parte (inteso sempre come colore) oppure stare attenti a non venirne risucchiati fino all’oblio.





The Void è una essenza che andrebbe calibrata nel migliore dei modi, al di la della facciata da fps classico, si nasconde una bestia complessa e drammatica che è la vita stessa. Filosofeggiando sul titolo potrei dire che la complessità del Void è paragonabile alla vita stessa perché in un modo o nell’altro, questo titolo è più vicino alla realtà di quanto non si voglia davvero credere e se da una parte lo si vede solo come puro passatempo, dall’altra è qualcosa di assai più evoluto di ogni gioco presente sul mercato stesso.





IL COLORE E L’OSCURITA’
Importante se non fondamentale è la matrice grafica che i programmatori di The Void hanno scelto per il loro titolo. Da una parte non abbiamo di certo una grafica da urlo ma dall’altra il titolo in questione non lo avrebbe comunque richiesto. Il Void è un luogo arcano, grezzo, strabiliante, sfaccettato, onirico, confuso, ammaliante, gotico, infinito, terribile e via di questo passo – non è dunque facile dover portare alla luce un unico stile grafico capace di condensare tutti questi elementi insieme. Tutto quello che si vede a schermo è essenziale ma allo stesso tempo è capace di far sgranare gli occhi anche al giocatore abituato all’ultimo effetto grafico più strabiliante o al gioco più figo che il mercato ha da offrire. Le luci e i colori ma anche e solamente il design di creti momenti del gioco, non può essere paragonato a nulla di simile esistente tutt’ora. Anche la rappresentazione dei colori o dei glifi o ancora le movenze di ogni singola entità, creano un qualcosa di indescrivibile che si potrebbe confrontare solamente alle emozione che il gioco è capace di trasmettere: dunque non un qualcosa di “materiale”. Stesse parole per quanto riguarda il fronte delle musiche e degli effetti sonori: benché più limitati dalla parte creativa, segnalo degli ottimi arrangiamenti capaci di portare alla luce diverse emozioni magari sopite da tempo, mixate in maniera magistrale anche con l’epicità di alcuni frangenti.






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